Capitolo 1

 

BasI storIco-socIalI
dello svIluppo dello SPANGLISH

1.1. ANTECEDENTI STORICI

Nel XVI secolo il potere coloniale spagnolo, già molto forte sia nel Sud che nel Centro America, si rivolse al Nord America, partendo dal Texas ed espandendosi sempre più verso nord attraverso il Mississippi. Tra il 1519 e il 1521, difatti, gli spagnoli sottomisero l’immenso Impero Azteco e nel 1529 crearono il vicereame della Nuova Spagna. I domini del vicereame si estesero a sud no a comprendere tutta l’America centrale e i Caraibi; a nord no alle zone meridionali e sud-occidentali degli attuali Stati Uniti, ossia le zone dell’Arizona, del Kansas, dell’Oklahoma, del Nuovo Messico e del Texas. Seguirono secoli di continue ribellioni e lotte civili, nché nel 1821 fu proclamata l’indipendenza del Messico, che nel 1824 divenne una repubblica federale di 19 stati, tra i quali il Texas. Quando nel 1835 fu imposto un governo fortemente centralizzato, si scatenò la ribellione dei coloni nordamericani insediati nel Texas, che si proclamò indipendente nel 1836. In seguito, nel 1845, l’annessione del Texas da parte degli Stati Uniti e in generale la politica espansionistica nordamericana, portarono poi alla guerra con gli U.S.A. (1846-48). Sconfitto, il Messico dovette cedere, col trattato di pace di Guadalupe Hidalgo (cfr. AA.VV., The Treaty of Guadalupe Hidalgo), gli immensi territori a nord del Río Grande (la California settentrionale e il Nuovo Messico), cui si aggiunse, con la compera Gadsden del 1853, l’Arizona meridionale, venduta agli U.S.A. per 10 milioni di dollari.

Pertanto si può ragionevolmente affermare che gli antecedenti storici dello Spanglish risalgano pressoché al 1848, con la rma del trattato di Guadalupe Hidalgo, nel quale il Messico vendette agli Stati Uniti una parte considerevole dei suoi territori. Ma fu in seguito alla Guerra Ispano-Americana (1898) che la coesistenza linguistica e culturale dell’inglese e dello spagnolo si radicò sempre più, acquisendo dimensioni insospettabili. Dopo la guerra, infatti, le regioni spagnole a nord del Río Grande furono annesse all’America e riconosciute come New Mexico, Utah, Nevada e California.

Fin dal 1895 Cuba era in rivolta contro il governo spagnolo e reclamava l’indipendenza, appoggiata dagli Stati Uniti. Quando nell’aprile del 1898 la Spagna ricevette l’ultimatum che le imponeva il ritiro da Cuba, rispose con una dichiarazione di guerra agli U.S.A. Teatro delle operazioni belliche furono le Antille spagnole e l’arcipelago delle Filippine. Poiché le operazioni militari precipitarono, la Spagna (dove si pro lava la minaccia della guerra civile), fu costretta alla resa. La pace fu conclusa a Parigi il 10 dicembre dello stesso anno; «la Spagna rinunciava a Cuba, proclamata indipendente, a Porto Rico, all’Isola di Guam e alle Filippine, ricevendo in corrispettivo un’indennità di 20 milioni di dollari» (La Piccola Treccani, 1995, vol. VI: 171).

È opportuno sottolineare che le ondate migratorie dei cubani verso gli Stati Uniti ebbero sì origine a partire dal secolo XIX, ma prima della guerra ispano-americana, poiché già dal 1820 esistevano colonie di tale etnia in questo Paese. Tuttavia, prima del 1960 la comunità cubana non giunse mai a oltrepassare le 30mila persone, mentre solo due anni dopo, nel 1962, la cifra aumentò a 200mila, per arrivare nel 2000 a oltre un milione e 200mila (inclusi i discendenti) (Bureau of Census, 2000). Senza dubbio il processo migratorio che iniziò il primo gennaio 1959, dopo il trionfo della Rivoluzione Cubana, è stato il più grande ed eterogeneo di tutti.

In virtù del trattato di Parigi (1898), invece, Porto Rico fu strappata alla Spagna dagli Americani dopo 400 anni di governo spagnolo, diventando un possedimento statunitense. Nel 1900, dopo un periodo di occupazione e di governo militare, ricevette un’amministrazione civile e limitate misure di autogoverno, secondo quanto previsto dal Foraker Act, cui fece seguito nel 1917 il Jones Act con il quale veniva garantita ai portoricani la cittadinanza americana. Nel 1952 entrò in vigore la Costituzione: Portorico, che rimaneva soggetta all’amministrazione di Washington e alle leggi federali, acquisì la quali ca di Estado Libre Asociado o Commonwealth of Puerto Rico, liberamente associato agli Stati Uniti.

In ne resta da dire che anche la penisola della Florida, durante l’età coloniale – a partire dal XVI secolo –, fu teatro di continue guerriglie e scorrerie tra i coloni inglesi del nord e gli Spagnoli. Nel 1763 al termine della guerra dei Sette anni,2 gli stanziamenti spagnoli e francesi a est del Mississippi e lungo il Golfo del Messico – che corrispondevano alla Florida occidentale e orientale – passarono sotto gli Inglesi. Il trattato di Parigi del 1783 li restituì alla Spagna, senza eliminare però l’in uenza inglese, tant’è che vi fu una seconda occupazione americana tra il 1810 e il 1813. Oltretutto gli Spagnoli, negli anni immediatamente successivi, si mostrarono incapaci di difendere i con ni dalle incursioni degli Indiani in Georgia e in Alabama; come conseguenza, scoppiò una guerra di frontiere al termine della quale, nel 1819, l’America acquisì la Florida dalla Spagna. Nel 1845 sarà poi costituito lo stato della Florida.

Al termine di questa breve analisi storica si può affermare che per anni, o addirittura per secoli, molte di queste aree geogra che che oggi fanno parte degli Stati Uniti furono popolate da parlanti di lingua spagnola. Gli ispanici attualmente presenti negli U.S.A. costituiscono però dei gruppi eterogenei, in quanto molti arrivarono negli Stati Uniti a tappe e ondate, le cui cause sono state determinate tanto dai rapporti storico-sociali come dagli accordi migratori rmati tra gli U.S. e i singoli Paesi sovramenzionati.

1.2. PRESENZA DI COMUNITÀ ISPANICHE NEGLI U.S.A.

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